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Diario della seconda edizione

(pubblicato su Il Crotonese n.97 di sabato 25 agosto 2011)
Quello che segue è il diario stilato dagli organizzatori di Officina Artelier, play art festival, I edizione, tenuto a Petilia Policastro dall’8 al 13 agosto 2011.
 
Qualche premessa
Il primo approccio con la seconda edizione di Officina Artlier - il play art festival che da due anni ci onoriamo di realizzare a Petilia Policastro - dobbiamo ammetterlo, non è stato dei migliori. Mancavano due giorni all’inizio del festival (che si è tenuto dal 9 al 12 agosto) ed eravamo ancora senza uno straccio di opera da mostrare.
Il giorno dopo ecco il colpo di grazia: eravamo lanciati a razzo sulla statale 107, col sole a picco e una fretta bestiale, quando più o meno all’altezza del bivio per Scandale una delle due Artelier Machine (quella rossa) ha ben pensato di lasciarci a piedi.
Il problema ha il gusto della beffa: mancanza di benzina. Tutta colpa di un galleggiante che, in perfetto stile Artelier, è artistico ed estemporaneo pure lui.
Ovvero, un attimo prima ti segnala il mezzo pieno e un attimo dopo scende in riserva rossa. Grazie a lui siamo rimasti a piedi nel momento peggiore: alle due di un pomeriggio infuocato, con quaranta gradi all’ombra e un paesaggio lunare. Per gli automobilisti che si trovavano a sfrecciare sulla statale sarà stato curioso, conveniamo, vederci scavalcare il guardrail, scapicollarci lungo la scarpata e bussare alla prima villetta trapelati di sudore per chiedere: “Buongiorno buonuomo, per caso ha del gasolio?”
Nei nostri sogni la risposta era un sì.
Tante volte uno ha la scorta a casa, che ne sai, come si fa con i vini: “Certo ragazzi, ho giusto qui una bottiglia di blu diesel Ip del ’98, un’ottima annata per i gasoli…”. Ovvio che non è andata così, ma poteva andare peggio. Perché abbiamo rimediato una bottiglia vuota e una buona indicazione: un distributore a poco più di un chilometro, dove provare a sparare il diesel nella bottiglia, schizzando gasolio dappertutto.
Quindi il ritorno a piedi sulla 107, duemila gradi all’ombra e noi, intrisi di carburante, a rischiare l’autocombustione. Risolto anche questo problema, non restava che aspettare fiduciosi una buona metà delle opere in gara. Ne fosse arrivata una! Il giorno prima dell’inizio del festival, ormai scorati, eravamo seduti al Bar Italia, nel deserto delle due di pomeriggio, a meditare sugli errori commessi.
Eppure qualcuno di noi, in quel drammatico momento, ci avrà creduto un po’ più degli altri. Perché dal nulla in quel deserto di calore e solitudine è apparso camioncino anonimo che si è fermato nel mezzo di piazza Filottete. Il fattorino ci ha guardato in faccia e ha detto sperduto: “Vi prego, ditemi che conoscete Officina Artelier! Sono tre giorni che giro col camion pieno di pacchi…”. Dentro ai pacchi, il bendidio: quadri, stampe fotografiche, installazioni, fumetti, pannelli e quant’altro. Ok, anche quest’anno è andata. Parafrasando quel giornalista in tv: “Comunque la pensiate, ben trovati. Anche quest’anno Officina Artelier può cominciare”.
 
9 agosto 2011, piazza Filottete: il primo giorno
“Belle queste scatole azzurre!” Eh, si belle. Chiedetelo a Gianluca, sporco di vernice color puffo in ogni angolo, che da tre giorni pittura cartoni, tanto che ormai non ha più volontà: lo fa e basta. La notte prima di Officina Artelier II edizione, dopo mesi di lavoro e preparativi, com’è buona tradizione siamo in alto mare. Per questo siamo barricati da ore nella sede dell’associazione Progetto Giovani, le luci accese, le birre gelate, la stanchezza che va a mille.
C’è Salvatore che ritaglia decine di foto armato di taglierino, Giuseppe che monta pannelli e installa faretti, Salvino che costruisce canaline porta-fili, Clara che prepara e incolla centinaia di pezzettini di carta con l’autore e il titolo dell’opera, Simone e Raffaella che si dannano a trovare un filo conduttore tra duecento fotografie e parlano ormai per parole chiave: “asino va con animali”, “qui mucchio donne nude” e via dicendo. Andiamo avanti così, per un giorno e una notte, con soltanto una piccola pausa per il bello e seguitissimo workshop con l’architetto Saro Marrazzo, lungo le strade alla scoperta dei segreti di Petilia Policastro. Poi, quando cala il sole ed è il momento di cominciare, scopriamo che è tutto pronto ma non abbiamo uno straccio di idea su cosa accadrà dal vivo, in piazza. Beh, niente paura: bastano due divanetti, un tappeto e un po’ di sana incoscienza.
Tra gli strumenti di Liuteria Etnica, le letture, le foto, i video e la giusta improvvisazione la prima sera è andata.
 
 
 

10 agosto 2011, Villaggio Principe: il secondo giorno
Cosa ci fa uno di noi, appeso a una specie di albero della cuccagna, con un cacciavite in una mano e un abat-jour nell’altra? In molti direbbero che è un’installazione vivente, una fra le tante opere di Officina Artelier. Macché: a momenti ci sarà la performance musicale dei Sumposta, e soltanto il calar del sole ha permesso di capire che il luogo scelto per fare da palco non è illuminato da luce alcuna. Per fortuna la gente di Villaggio Principe è generosa e volenterosa: in qualche modo si farà. La serata, emotivamente parlando, ci ha regalato una delle cartoline migliori: bella gente, musica dal vivo, le sculture di cibo eseguite da Continue Esplosioni e poi fumetti foto a sfondo naturalistico. A fare pendant l’opera d’arte più bella: una luna piena circondata dalle punte dei pini. Particolare menzione va poi ai Sumposta e alla numerosissima clacque venuta da Casabona. Che, convinti che anche a Petilia fosse estate, hanno dovuto affrontare la fredda notte silana armati di pantaloni corti e infradito. Nella storia resterà un grido di dolore che fa opera d’arte a sé: “Scusate per gli errori, purtroppo il chitarrista non sente più le dita”.

 

11 agosto 2011, Santuario della Santa Spina: il terzo giorno
Superare la metà del festival convinti che ormai il percorso sia tutto in discesa, poi scontrarsi con la disgrazia improvvisa, è un classico a cui noi di Officina Artelier non intendiamo rinunciare. Nella fattispecie, il dramma di quest’anno: le chiavi dell’Associazione Progetto Giovani, centro operativo del festival. Le lasciamo al bar a notte fonda convinti di venirle a prendere il giorno dopo, e il giorno dopo il bar non apre. All’interno della compianta sede sbarrata riposano intanto, allegramente, circa tre quarti delle opere che dovremmo esporre oggi presso il Santuario della Santa Spina. Così mentre tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio prendono vita l’installazione plurisensoriale Zene Srebrenice di Virginia Farina, la sala proiezioni con le opere di video-art e lo spazio live dove avverrà la performance musicale (bellissima) di Alma Duo, una piccola unità di crisi composta da Clara e Gianluca è impegnata a inseguire lungo i quattro angoli della provincia tutti i soci di Progetto Giovani dotati di chiavi di riserva. Quando tutto sembra perduto il bar riapre, e parte una corsa contro il tempo: alle 19 il chiostro del santuario si riempie di gente esattamente mentre montiamo l’ultimo pannello e attacchiamo l’ultima foto. Simone e Giuseppe arrivano al microfono con macchie estese di sudore ed evidenti problemi di respirazione. Anche questa è una performance, riescono a dire. Poi, a musica iniziata, mesti e silenziosi andiamo tutti a morire da qualche parte.

 

 

12 agosto 2011, Piazza Filottete: il gran finale
L’arrivo dei vincitori del primo “Premio Franco Carvelli – Officina Artelier per la Creatività”, il duo Proto 27, è l’occasione per improvvisarsi guide turistiche. Scoprire con loro la rupa, città vecchia di Petilia, raccontare il centro storico e far passare la gigantesca ruspa che sovrasta i ruderi del Bar Carvelli come una grande installazione artistica di Artelier non ha prezzo.
Ecco poi il momento di spaziare nel Marchesato, per aiutare i due a riempire una giornata di vacanza prima della premiazione: c’è chi suggerisce la Sila, chi raccomanda Capocolonna, Santa Severina o il mare.
Riguardo il mare c’è da decidere cosa è più cool: è meglio Le Castella col suo castello aragonese (nonostante la folla di turisti), le spiagge di Isola Capo Rizzuto (attanagliate dai depuratori mancati) o l’arena argentea e l’acqua azzurra di Steccato di Cutro (ivi comprese le isole di ombrelloni con melanzane ripiene, urla preistoriche e nonna in nero con sedia apprsso)?
Nel dubbio di non sbagliare in ogni caso (ogni angolo della nostra terra ha una bellezza straordinaria) abbiamo loro lasciato libertà di coscienza. Il gran finale, con il ritorno del nostro salotto in piazza, è il momento delle emozioni più belle: “Camera a Sud”, l’incontro-dialogo con Gennaro “Mandara” De Rosa e Marco Verteramo dell’etichetta cosentina Mk Records (fiore all’occhiello calabrese nel mare magno della discografia italiana), le performance dei loro artisti Viola di Marte e Comma, quindi il momento delle premiazioni.
Con l’aiuto di amici e familiari abbiamo ricordato nel modo più allegro il grande amico e consigliere di Officina Artelier Franco Carvelli, abbiamo premiato i vincitori, proiettato le opere vincitrici e salutato tutti con un arrivederci al prosimo anno.
Il bello di questa edizione, ci chiedete? Di sicuro trovare la nostra casella di posta zeppa di richieste di partecipazione provenienti da tutta Italia: artisti, fotografi, performer, musicisti, e tutti di un livello che dire alto è troppo poco.
Ci siamo emozionati con le foto di Francesca Errichiello, abbiamo riso e pianto di fronte al video del duo Proto 27, che abbiamo avuto l’onore di accogliere di persona a Petilia. In più, una per unam le centinaia di opere esposte. Nominare tutti e quarantacinque gli artisti e descrivere il fascino di tutte le opere sarebbe impossibile.
Ma se abbiamo una certezza è che ognuno di quel migliaio di partecipanti e visitatori che hanno assistito alle performance, visitato le mostre, accarezzato le opere, chiesto informazioni sugli autori nel corso dei quattro giorni di Officina Artelier, hanno portato a casa almeno un piccolo ricordo, una sensazione, qualcosa di indelebile. La bellezza dell’arte è il suo “andare” libera, saltellando da persona a persona. Ed è qualcosa che stupisce ogni volta anche noi, che una settimana all’anno sudiamo, dormiamo poco, perdiamo chili e viviamo col mal di stomaco questo festival.
La nostra piccola emozione di quest’anno è stato un dettaglio, alla fine di tutto, quando dopo la premiazione e la chiusura del festival ci siamo trovati esausti e rintronati al tavolino del solito bar. Il dettaglio è così composto: c’è Francesca di Paola da Varese, una dei due vincitori, che parla con Pierpaolo “Comma” da Cosenza, uno dei bravissimi musicisti di Mk Records accorsi (gratis, come tutti) a suonare per noi. Parlano di un possibile videoclip da realizzare e si scambiano i contatti, convinti di sentirsi al più presto per collaborare insieme. Se avverrà, un piccolo dettaglio nel mare della creatività sarà partito da qui. Il resto non conta: vale sempre la pena.
 
 
 
La crew degli organizzatori di Officina Artelier
Simone Arminio
Giuseppe Saporito
Raffaella Cropanese
Gianluca Saporito
Clara Daniele
Stefania Pistone
Salvino Lerose

 
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